Airbnb un esempio di economia collaborativa o un problema?

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Economia collaborativa

Perché è sulla bocca di tutti? Questa forma di turismo comunitario è stata messa in discussione in diversi casi come una pratica che danneggia altre forme più tradizionali di business turistico, sebbene sia stata anche difesa da persone che cercano modi più economici per viaggiare o vivere un’esperienza più “locale”, il che ha prodotto un dibattito sociale in diversi settori che sono stati favoriti o danneggiati dall’uso di Airbnb.

Airbnb è nato dalla mente di tre imprenditori che sono riusciti a rivoluzionare l’industria del turismo. La piattaforma di noleggio, nata nel 2008, opera oggi in oltre 65.000 città, dove più di 200 milioni di ospiti utilizzano i suoi servizi. Le sue inserzioni superano i 3 milioni in tutto il mondo e rappresentano un’importante attività economica nel settore del turismo.

La proprietaria di un appartamento a Barceloneta ha avuto una sorpresa quando ha scoperto che l’inquilino che aveva trovato tramite Airbnb non viveva nella sua casa, ma era stato trasformato in un appartamento per turisti. Non ha avuto altra scelta che affittare la propria casa attraverso la piattaforma, fingendosi un turista per poterla recuperare. L’inquilino, che ha riaffittato l’immobile senza consenso e senza licenza turistica, ha riaffittato l’appartamento a giornata.

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Che cos’è l’economia collaborativa?

L’economia collaborativa si sta sviluppando in tutti i settori di attività: Trasporti: car sharing (Blablacar), noleggio privato, VTC (Uber)… Alloggi: affitti tra privati (Airbnb, Rentalia), scambio di case (HomeExchange)… Cibo: catering (Deliveroo, Uber Eats, Glovo)…

Che cos’è un’impresa collaborativa?

L’economia collaborativa è un nuovo concetto di business basato sulle nuove tecnologie e sulle reti di cooperazione. I prodotti o i servizi vengono prestati, scambiati, venduti, affittati o acquistati, in base alle esigenze e alla collaborazione tra le persone.

Che cos’è l’economia collaborativa secondo gli autori?

Secondo Stokes et al. (2014), l’economia collaborativa è caratterizzata dall’uso di Internet per connettere reti distribuite di individui e beni per utilizzare beni inutilizzati, come beni, tempo, competenze, spazio e risorse finanziarie.

Caratteristiche dell’economia collaborativa

Con l’emergere dell’economia collaborativa, sono nate aziende che permettono di mettere in contatto comparatori e venditori di beni e servizi di seconda mano, facilitando la comunicazione e le transazioni. Molti di essi sono ben noti, come Blablacar, Airbnb o Uber. Il problema è che, in molti casi, queste aziende non appartengono realmente all’economia collaborativa.

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In un primo momento può sembrare che queste piattaforme siano positive per i consumatori, che possono ottenere ciò che desiderano a prezzi più bassi del solito. Un esempio è Airbnb. La piattaforma mantiene un margine ragionevole, anche se non è abusiva e i proprietari guadagnano comunque. Il problema di questo stile di soggiorno è vissuto dai vicini, che vedono sempre nuove persone andare e venire, creando disagio nel quartiere. Anche gli affitti nella zona ne risentono. I prezzi salgono e diventa più difficile affittare, danneggiando il mercato immobiliare.

Esempi di economia collaborativa in Perù

Dietro a questi siti c’è il business e, dopo un po’ di tempo, molti di essi sono passati dall’essere semplici intermediari a richiedere una (buona) tariffa per i loro servizi. Inoltre, il calo dei prezzi di mercato ha fatto sì che il costo di alcuni prodotti sia sceso al di sotto di quanto sarebbe ragionevole affittare.

D’altra parte, seguendo l’esempio delle strutture ricettive, gli hotel si sono dati da fare, sapendo di non poter competere alla pari con chi affitta le proprie case per giorni o settimane.    Inoltre, dobbiamo tenere conto di un fattore importante che ostacola l’economia collaborativa: il vagabondaggio.

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Economia collaborativa pdf

ESADE Barcellona ha ospitato la presentazione del rapporto We Share: Who Wins? Polemiche sull’economia collaborativa in un incontro che mette questo nuovo modello economico in forte espansione nell’occhio del ciclone.

Heloise Buckland, coautrice del rapporto, ha messo in discussione il modello di business rappresentato dall’economia collaborativa rivelando che “più del 50% delle transazioni in quella che chiamiamo economia collaborativa sono nelle mani di 17 aziende: i cosiddetti ‘unicorni’, valutati miliardi di dollari”. In questo senso, Lucía Hernández di Ouishare ha ricordato che “il 95% dei profitti dell’economia collaborativa viene preso dall’1% delle piattaforme”.

Al di là del lato oscuro dell’economia collaborativa e di chi ne beneficia realmente, questo modello economico ha un problema di fondo: la sua mancanza di definizione, o meglio, la mancanza di consenso tra gli attori dell’economia collaborativa su cosa sia l’economia collaborativa.

Per il professor Murillo, “è essenziale concentrarsi sulla valutazione dell’impatto sociale, sul tipo di cooperazione instaurata con altri agenti e sulla sua capacità di risolvere problemi sociali urgenti. Questi dovrebbero essere elementi centrali nell’analisi di cosa sia e cosa non sia l’economia collaborativa.

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